Sono ansioso. Mi preoccupo troppo e per tutto: sul lavoro, con la famiglia, con gli amici, per un ritardo ad un appuntamento.
Ho sempre l’ansia!
Ho scoperto che questa condizione cronica di grave e costante ansia e preoccupazione ha un nome: è il Disturbo d’Ansia generalizzato (GAD) e ne soffre circa il 5% della popolazione!
Molto spesso le mie preoccupazioni possono essere accompagnate da altri sintomi, come:
– restlessness (la famosa sindrome delle gambe senza riposo o irrequietezza)
– difficoltà di concentrazione
– vuoti di memoria
– faticabilità, sono sempre stanco e non so perchè
– irritabilità, sono sempre nervoso
– tensione muscolare
– difficoltà del sonno, mi giro e rigiro nel letto, mi sveglio, dormo a intermittenza…
– sintomi somatici quali bocca asciutta, sudorazione eccessiva, brividi dl freddo, nausea, diarrea e nodo in gola.
Insomma, si tratta di un disturbo piuttosto invalidante.
A causa di questo problema mi ritrovo a vivere significative difficoltà lavorative, relazionali e sociali: a causa del disturbo perdo in media 8 giorni in più di lavoro (o altre attività) all’anno e aumentano le probabilità di malessere generale e di qualità della vita ridotta rispetto a chi non ne soffre.
Inoltre, tutto ciò può essere causa di una depressione secondaria caratterizzata da un senso di efficacia ridotto e una bassa stima di sé.
Quando diventa un problema avere l’ansia?
L’ansia è un’emozione che ogni essere umano prova.
Di fronte a situazioni di pericolo, l’ansia ci predispone fisicamente e mentalmente a proteggerci e ad affrontare la circostanza.
Il problema sorge quando la preoccupazione si estende a più ambiti della vita, quando ciò che ho di fronte non sono reali pericoli e quando l’intensità di ciò che provo supera il limite.
Quando sono ansioso perdo la lucidità, non riesco a risolvere quei problemi che normalmente risolverei. Rispetto alle normali preoccupazioni, le mie sono:
- Più frequenti ed intense
- Più invasive e durano di più
- Accompagnate da un’ansia particolarmente intensa
- Spesso legate ad eventi futuri che molto spesso neanche si verificheranno
- Accompagnate da sintomi somatici
- Scollegate da eventi specifici
- Molto complicate da controllare. Sono ansioso, per cui è inutile che mi dici di non pensarci!
Soffrire di GAD significa avere una costante ansia eccessiva che si presenta come pervasiva, non controllabile e invalidante.
Ma perché sono ansioso?
Le cause del disturbo sono molteplici. Tuttavia, si possono individuare alcuni fattori di rischio che concorrono all’insorgenza del GAD.
Molte persone, come me, raccontano come si siano sentite ansiose fin dall’infanzia, sebbene il GAD tenda a esordire tra l’adolescenza e i 30 anni di età, con un esordio graduale.
Alcune caratteristiche di personalità concorrono allo sviluppo del disturbo: io sono sensibile ed emotivo. Queste sono influenzate sia da fattori genetici sia, soprattutto, da fattori educativi. L’esperienza familiare è determinante nello sviluppo di un senso di sicurezza che potrebbe proteggere dall’esordio di questo disturbo d’ansia.
Sono ansioso perché ho uno stile di pensiero catastrofico. Interpreto ciò che succede in maniera minacciosa e catastrofica. Pensieri del tipo: “se suona il telefono è certamente una brutta notizia!”
Queste sono alcune cause dell’esordio del disturbo d’ansia generalizzato.
Cosa posso fare?
Ho imparato che il Disturbo d’Ansia Generalizzato ha un andamento cronico. Infatti, lo vivo come una caratteristica della mia personalità e non come un disturbo vero e proprio.
Ma ho anche scoperto che esistono diverse strade da intraprendere per raggiungere una qualità della vita nettamente migliore, uno stato di benessere e per mettere in discussione tutti quei meccanismi alla base del disturbo.
Ma… andiamo con ordine.
Negli anni ho imparato alcuni comportamenti che mi proteggono dall’ansia.
Sebbene trovare strategie di gestione dell’ansia sia la base per stare meglio, molto spesso metto in atto una serie di comportamenti in grado di attenuare le preoccupazioni sì, ma solo nel breve termine. Questi atteggiamenti possono addirittura contribuire a mantenere e rafforzare il disturbo!
Tra questi:
- La continua ricerca di rassicurazioni, come contattare il medico più e più volte per essere rassicurati di non avere un problema. Bello, certo! Ma poi l’ansia torna e il bisogno di rassicurazione aumenta.
- Il perfezionismo che porta a controllare di non fare alcun tipo di errore. Ottimo, certo! Ma comporta avere obiettivi molto elevati e quindi aumenta l’ansia per ottenerli.
- L’evitamento delle situazioni ansiogene. Rassicurante, certo! Ma le preoccupazioni potrebbero aumentare e potrebbero scatenarsene di nuove.
- La procrastinazione, ovvero rimandare, rimandare e… rimandare. Non funziona!
- Il tentativo di sopprimere la preoccupazione. Per sopprimerle, mi concentro su di esse e ciò fa aumentare l’ansia, come se fossi in guerra con i pensieri.
Ecco allora alcune semplici strategie funzionali che ho potuto imparare.
Evitare di evitare. Può essere difficile, lo so. Ma quando evito le situazioni che potrebbero mettermi ansia, do la possibilità alle preoccupazioni di prendere il controllo e forza.
Ascoltare il corpo. Le sensazioni del corpo sono segnali di uno stato interno, se non ce ne prendiamo cura, se non le ascoltiamo, il nostro corpo continua ad urlare, ma nessuno gli risponde. Non è un’ottima idea, vero?
Non rassegnarsi. L’ansia può essere “gestita”! Ma, allo stesso tempo, sarebbe controproducente intrattenere una guerra contro l’ansia. Possiamo tirarci fuori dalla battaglia e osservare, dal lato, come o cosa stiamo provando. La parola d’ordine è accettazione.
Sono ansioso, come mi posso rilassare?
Esistono alcune tecniche di rilassamento che possono regolare e dare un temporaneo sollievo.
Come il rilassamento muscolare progressivo di Jacobson oppure tecniche di respirazione come la respirazione quadrata.
Tuttavia…
Questi semplici suggerimenti possono aiutare a gestire meglio il proprio rapporto con l’ansia…ma qualora anche tu avessi il dubbio di soffrire di un disturbo d’ansia sarebbe bene rivolgersi a un professionista, in primis per una consulenza ed eventualmente per intraprendere una psicoterapia. Talvolta, nel trattamento, può essere utile anche introdurre l’uso di farmaci, qualora paziente e medico di riferimento lo valutino necessario.
In particolare, gli studi empirici dimostrano come la psicoterapia cognitiva sia il trattamento più efficace per affrontare il Disturbo d’Ansia Generalizzato.
In estrema sintesi, questo approccio terapeutico prevede la formulazione di obiettivi condivisi tra paziente e terapeuta, una fondamentale analisi e formulazione degli schemi di funzionamento della persona ansiosa, la condivisione di informazioni (psicoeducazione), l’individuazione dei pensieri disfunzionali e la loro messa in discussione, l’apprendimento di tecniche di gestione dell’ansia, l’esposizione graduale e controllata agli stimoli e la prevenzione delle ricadute per un’efficacia a lungo termine.
Parallelamente, viene ampliato il trattamento attraverso tecniche sensomotorie e un approccio orientato alla Mindfulness e all’accettazione.
Sono ansioso, sì. Ma posso stare bene!
Foto di Suzy Hazelwood: https://www.pexels.com/

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